giovedì 29 novembre 2018

Presepe a scuola sì o no

Presepe degli immigratiC’era una volta il presepe a scuola.
E c’era una volta il consiglio comunale di ispirazione leghista di Pisa, dove la parola inopportuna non è né consiglio e tantomeno comunale.
Figuriamoci Pisa, che ha già la proverbiale torre e le sue inestimabili ricchezze artistiche e architettoniche per le quali esser nota.
C’era una volta altresì la mozione votata dal suddetto collegio di crani disabitati, secondo la quale il sindaco e l’assessore alla scuola devono impegnarsi affinché in ogni istituto ci sia il tradizionale plastico di statuine, con tanto di mangiatoia, bue e asinello.
Sapete che c’è?
Ma questi non sono quelli della gente, per la gente, con la gente?
E il presepe, come sostengono debba essere il parlamento, non dovrebbe rappresentare il mondo vero, tutti i cittadini, il cosiddetto paese reale?
Ebbene, sono d’accordo, che lo mettano pure ovunque, il presepe.
Tuttavia la plancia, per risultare onesta e coerente, dev’essere vasta e pronta a ospitare ulteriori personaggi e scenografie.
Il bambino Gesù dovrebbe avere accanto una tra le migliaia di badanti, donne venute da ogni luogo della terra bandita nel fasullo mappamondo padano per allevare le figlie e i figli dei tanti Giuseppe e Maria nostrani.
I re magi, giunti da oltre mare a omaggiare il meraviglioso evento, sarebbero ben più di tre.
Giammai quanto i venditori di spauracchi millantano, ma almeno tanti quanti gli innumerevoli e invisibili doni che portano alla collettività.
Inoltre, insieme ai pastorelli che curano le pecore, si dovrebbe avere la coscienza di aggiungere tutti quegli abitanti privati di rispetto e diritti che quotidianamente fanno altrettanto con i frutti della terra e della vita dei privilegiati dalla buona sorte, quasi senza goderne alcun beneficio.
E nel fatidico giorno della religiosa nascita, gli angeli, come la stella cometa, non potrebbero fare a meno di concentrare la loro luce su di loro, prima di tutti gli altri.
Be’, a un presepe così, ci farei un pensierino perfino io.

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