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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2018

Storie di scuola: zaino pesante

Voglio dire la verità.
Voglio cominciare dalla verità.
E questo non è invece un meraviglioso modo per iniziare?
I miei hanno terminato di comprare i libri di testo.
Sono tanti e la spesa è stata ingente.
Mi dispiace.
Sì, lo so, non è un bel modo per ripetersi in così poche righe.
Non è il massimo, ne sono consapevole, ma voglio dirla tutta, come si suol dire.
E questo non è un bel modo per riempire il foglio?
Insieme ai libri i miei genitori mi hanno comprato anche lo zaino.
Un voluminoso e vorace zaino.
L’ho riempito con cura con tutto l’occorrente, così, per fare una prova.
Per non arrivare al primo giorno impreparato.
Diario, astuccio con penne, matite e pennarelli, quaderni, a righe e a quadretti, il solito bagaglio, insomma.
E loro, i libri.
Mi dispiace.

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Storie di scuola: il tema

Se chiedi a un manipolo di quattordicenni di essere sinceri e coraggiosi, preparati.
Preparati ad aspettarti di tutto.
Consegnatemi i testi, aveva quindi detto poco dopo che l’ultimo studente aveva terminato di leggere il suo componimento.
L’aveva detto a tutti.
Ma l’aveva detto solo per l’ultimo.
L’ultimo componimento, dell’ultimo studente all’ultimo banco della fila al centro.
Leggi pure come la zona dove si celano il timorato del cattedratico giudizio e molto altro.
Già molto altro, nell’arcobaleno di cui sopra.
Mattia, aveva chiamato la prof, non scorgendo luce provenire dalle già citate retrovie.

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Storie di scuola in America: cosa abbiamo imparato

Cosa ci è rimasto dentro, laddove abbiamo finalmente capito che non erano gli indiani, i cattivi, e che i buoni assoluti non esistono, tranne che nella paura di chi guarda e cerca eroi. Cosa abbiamo sentito, dentro, leggendo delle truffe e degli inganni alla base di ogni chiamata alle armi, degli interessi personali e privati rivelati solo quando le ceneri delle vittime si son disperse all’orizzonte situato rigorosamente alle spalle dei soliti vincitori...

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Storie di scuola: compiti per casa

Mi chiamo Xiao Kai e non voglio fare i compiti.
Eccomi, sono lì, sospeso.
Nascosto all’undicesimo piano della mia vita.
E’ matto, qualcuno penserà.
Non sta bene, in molti concorderanno.
Problemi in famiglia, certi pontificheranno.
Genitori assenti, altri sentenzieranno.
E se fosse davvero letterale, la vicenda?
Se tutte, sul serio, tutte le narrazioni che cogliamo per caso o per destino, fossero esattamente identiche a quel che mostrano?

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