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Storie di scuola: il primo giorno

Matteo raggiunse con passi volutamente lenti il tipo sulla soglia della scuola e si fermò a un soffio da costui. Quest’ultimo lo squadrò con indicibile disprezzo e quindi sputò in terra, per poi voltarsi e rientrare spedito.
Il giovane rimase immobile a fissare la spregiante chiazza a pochi centimetri dai suoi piedi allorché l’uomo, voltando di scatto la testa, esclamò: “Deficiente, ti muovi o no?”
Il ragazzo si fece forza e notando che lo scostante signore aveva ripreso a camminare entrò nell’istituto con l’intenzione di seguirlo.
Il pelato precedette il nostro lungo un corridoio talmente tetro al cui confronto il bosco di prima sembrava un paesaggio celestiale. Le mura erano scure, ovvero macchiate di buio. Avvicinandosi si poteva aver timore di caderci dentro. Di precipitare nell’ano dell’inferno, per usare un’immagine calzante.
In breve i due si ritrovarono a un bivio e mister orecchie aguzze prese senza indugio la via di sinistra, sino a fermarsi davanti a un’elegante porta, sul cui legno vi era una targa dorata con su scritto preside.
L’uomo percosse l’uscio con le nocche della mano mancina vistosamente ossuta e attese.
Pochi istanti e una voce di donna, a dir poco sgradevole, invitò a entrare.
Il pelato aprì l’uscio e incalzò Matteo a farsi avanti con un eloquente cenno del capo.
Il ragazzo obbedì e una volta all’interno, avvertendo la porta chiudersi alle sue spalle, percepì un improvviso gelo lungo la schiena. Inevitabile se vi foste trovati al suo posto, al cospetto dell’orribile creatura al di là dell’imponente scrivania.
La preside era una donna che non aveva nulla di riconoscibile come umano. Era molto anziana, ma di un vecchio putrido, andato a male, trascurato. Eppure, mentre osservava il nostro seduta su una gigantesca poltrona mega dirigenziale, ti sarebbe bastato notare solo due particolari per esser sicuro che la vegliarda era tutt’altro che tarda: gli occhi e le mani.
I primi erano di un azzurro chiaro, talmente limpido da apparire quasi bianchi a un’occhiata veloce. Occhiata veloce che di certo non avresti potuto dare alle sue mani, le quali possedevano qualcosa di ipnotico. Le dita erano lunghe, troppo e le unghie affilate apparivano perfette per una strega.
A questo proposito non immaginatevi affatto il modello fattucchiera da favola per bambini. Quella donna faceva paura, senza scherzi.
“Vieni avanti, caro”, disse con una voce inaspettatamente gentile.
Matteo, rincuorato dal tono accogliente della preside, fece un timido passo verso di lei.
“Avanti”, lo incoraggiò quest’ultima, “non ti mangio mica.”
Inevitabilmente il giovane si rammentò di Hansel e Gretel ma solo per un fuggevole istante. Come già detto, in quella stanza non v’era nulla di fiabesco.
“Allora, caro”, disse la donna dopo aver smesso di sfregarsi le mani e aprendo una cartellina. “Tu devi essere Matteo Gramigna, non è vero?”
“Sì, signora”, confermò educatamente l’interessato.
L’educatamente non sfuggì alla vecchia, la quale fulminò Matteo con le saettanti pupille e poi riprese a leggere l’incartamento.
“Ah…” fece inarcando il sopracciglio sinistro. “Tuo padre è stato qui da noi. Ulderico Gramigna, graduato a pieni voti. Una carriera impeccabile, quella del tuo babbo. Immagino ne sarai orgoglioso, ragazzo.”
Matteo non rispose. Si limitò ad annuire senza troppa convinzione, notando che lo sguardo della vecchiarda aspettava, anzi, esigeva condivisione.
“Bene”, disse lei dopo aver premuto un pulsante del telefono sulla scrivania. “Ora Duilio, il portiere che hai già conosciuto, ti accompagnerà alla tua stanza. Da domani inizierai le lezioni. Ci sono domande?”
Matteo ci pensò su un attimo e poi scelse una delle migliaia che lo angustiavano da quando era partito con il padre.
“Per quanto tempo dovrò restare qui?”
La preside sorrise, ovvero, trasformò la bocca in un sogghigno spietato e poi, mentre la porta del suo ufficio si aprì per mano del fratello brutto di Spock, rispose con voce gelida: “Per quanto tempo? Per tutto quello che servirà. Come dice il nostro motto, di qua escono solo i cattivi.”

Dal libro La scuola dei bulli, di Elisa Blue

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Alessandro GhebreigziabiherStorie di scuola di Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, attore e regista teatrale.

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