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Storie di scuole povere

La scuola che c’è è così.
Essenziale, parca di consigli, ma ha le sue materie.
La matematica è sempre la più ostica, anche nella pagina da voltare in fretta nel grande libro delle cose del mondo.
A far di conto si impara molto presto e i maestri sono in molti.
Tutti, diciamo pure.
Tutti si sentono in diritto di interrogarti, di metterti alla prova.
E’ un esame senza fine.
Questa è la guerra, un esame che ha l’ora d’inizio ben chiara, scritta sulla lavagna a caratteri cubitali, così grandi, talmente ingombranti, che non v’è spazio per alcunché.
Figuriamoci l’ora della fine.
La letteratura è un piacere, davvero.
Leggere e scrivere sono il vero tesoro della giovane sopravvivenza.
Scoprire parole tra un’esplosione e l’altra, che il più delle volte sono verbi.
Ovvero, azioni, rapide e indispensabili, da coniugare con abilità che neanche sapevi di avere, a quell’età.
Come correre e saltare, dimenticare e soprattutto mangiare.
Tutto in fretta.
E poi, se c’è ancora tempo, tatuare i preziosi ricordi sulla carta che c’è, esattamente come la scuola.

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