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Storie di scuola e razzismo

E il primo giorno di scuola arrivò.
Ma con esso, le nubi di cui sopra si annerirono ulteriormente, per quanto ciò fosse possibile, presagendo tempeste crudeli e nubifragi senza alcuna pietà.
La causa di tale funesta immagine fu identica per entrambi.
Il loro piccolo sarebbe stato solo e indifeso in mezzo ad un’intera classe di bambini rom.
Per i nostri fu inaccettabile e così decisero di trasferirlo in un’altra scuola.
Come dire, meno contaminata, ecco.
Noi non siamo razzisti, si dissero. E’ che vogliamo bene a nostro figlio.
Chi potrebbe biasimarci?
Mirabile dictu, l’anno seguente, nel dì che avrebbe dato il via al nuovo viaggio tra banchi e lezioni, il pargolo si ritrovò di nuovo in trincea, solo contro una maggioranza di cinesi.
Così, senza indugio, il papà e la mamma spostarono il bimbo in un’altra scuola.
Come dire, più omogenea, in sintesi.

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