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Storie di scuola e matematica

Spesso, celate negli angoli sottovalutati dalle telecamere ossessionate dalle trame rumorose, danzano esistenze che una volta, una volta sola e basta, gridano al mondo di passaggio.
Traducendo a senso, non ci avevate capito un fico secco, vi eravate illusi di aver compreso il tutto, ma quel che stringevate in mano era quasi nulla.
Di quel tutto.
Luigi era uno di quelli.
Ognuno ne ha, di costoro, sotto gli occhi ogni giorno, anzi, lontano da essi, quasi sempre. Abitanti dell’universo anonimo, con il volto perennemente ricoperto di inequivocabile passività, fino a prova contraria.
Ma laddove sia questa che cerchi davvero, amico mio, poi non lamentarti dello spettacolo.
Sei tu che l’hai chiesto.
Luigi era uno di quelli, ripeto.
Non solo si era meritato, se così si può dire, uno zero in matematica talmente zero da far sentire i cinque e anche i quattro in classe dei geni della logica più pura.
Ma il nostro veniva anche ripreso e dileggiato per le sue carenze aritmetiche sulla pubblica piazza dal maestro dei numeri.

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