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Maestra licenziata: insultò poliziotti

C’era una volta un paese dove una maestra venne licenziata perché insultò i poliziotti durante un corteo antifascista.
Perché la condotta tenuta dalla docente, seppure non avvenuta all’interno dell’istituzione scolastica, contrastava in maniera evidente con i doveri inerenti la funzione educativa e arrecava grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine stessa della pubblica amministrazione.
C’era altresì una volta una nazione dove ciò che contrastasse in maniera evidente con i doveri inerenti la propria funzione, arrecando grave pregiudizio a tutti i cittadini da essa dipendenti e all’immagine stessa della pubblica amministrazione, comportava il conseguente licenziamento.
Per tutti...
E allora, per semplice coerenza, c’era una volta uno Stato man mano privato di deputati e senatori.
Ministri, sotto ministri e affini.
Politici a vario titolo e vip a titolo zero.
Cronisti al soldo della mafia, o solo al miglior offerente.
Tutti, davvero tutto coloro che si macchia…
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Storie di scuole difficili

L’istante in cui Matteo fece la conoscenza di Giada e Romualdo fu un momento strano, condito da sentimenti contrastanti. Fra tutti la frustrazione ormai alle stelle per le pubbliche umiliazioni e il comprensibile mal comune mezzo gaudio.
L’incontro avvenne esattamente in occasione della terza ora di lezione, quella di Prepotenza.
“Eccoci qua, carissime vipere in calore”, esclamò la professoressa Elvira Diamanti, una donna non bellissima ma dotata di notevole fascino, occhi verdi e capelli biondo platino.
“Siete pronti a sfogare la vostra cattiveria?” domandò ghignando malefica, pronunciando il suo motto preferito prima della consueta esercitazione in aula. Un sì accorato fu la risposta dell’aula.
“Secondo voi”, continuò fissando due studenti al primo banco sul lato sinistro della classe, “chi saranno i sorteggiati?”
“Piersanti e Bongiovanni”, esclamarono in coro tutti i presenti, tranne ovviamente gli interessati e l’ignaro Matteo.
“Esatto”, approvò la professoressa. “Voi due, forza. …

Storie di scuola e insulti

La seconda ora fu talmente spiacevole per Matteo da fargli addirittura rimpiangere la lezione di Cinismo.
Difatti, pochi minuti dopo l’uscita di scena di Gelindo Ferrara, fece il suo ingresso nell’aula il magrissimo, altissimo e nasutissimo insegnante di Insulti: il professor Alvaro Sampietrini.
Il docente s’impadronì della cattedra, posò gli appunti e con malcelata indolenza prese a stiracchiarsi.
Dopo qualche istante, come se solo in quel momento si rendesse conto della presenza degli studenti, esclamò sguaiato: “Cosa avete da guardare, razza di deficienti? Sono per caso uscito di casa senza mutande?”
Nuove risate riempirono l’aula, fortunatamente non riguardanti Matteo, con il sollievo di quest’ultimo. Tuttavia cantò vittoria troppo tardi, poiché uno dei compari di Emiliano, il corpulento Cristiano, seduto accanto ad Alessandro nell’ultimo banco alla loro sinistra, si affrettò a riportare i riflettori sul nuovo arrivato.
“Professore, abbiamo un novizio…”
Matteo provò all’istante un…

Storie di scuola: i cattivi maestri

Il mattino seguente, dopo una notte tutt’altro che serena, il nuovo arrivato alla scuola seguì il pungente compagno di stanza fino alla classe, teatro della prima ora di lezione.
La porta era già chiusa, come quella della mensa, dato che Emiliano era uso arrivare sempre in ritardo.
Indubbiamente un cattivo modello e coerente con il proprio personaggio, senza preoccuparsi di bussare aprì bruscamente la porta ed entrò, subito dopo imitato da Matteo.
Il docente di quella prima lezione, un uomo basso, a dir poco obeso e con un vistoso doppio mento, prese improvvisamene a fissare il nostro con attenzione.
Nel frattempo Emiliano accelerò il passo sino all’ultimo banco della fila centrale, l’unico rimasto vuoto.
“Buongiorno”, fece Matteo muovendosi per raggiungerlo, intuendo che il suo posto fosse proprio accanto a Emiliano.
Al suo saluto, un’ondata di risate sguaiate lo sommerse.
“Silenzio, ragazzi”, ordinò l’insegnante squadrandolo con una specie di ghigno sul viso, “fate silenzio. Anzi, n…

Storie di scuola: il primo giorno

Matteo raggiunse con passi volutamente lenti il tipo sulla soglia della scuola e si fermò a un soffio da costui. Quest’ultimo lo squadrò con indicibile disprezzo e quindi sputò in terra, per poi voltarsi e rientrare spedito.
Il giovane rimase immobile a fissare la spregiante chiazza a pochi centimetri dai suoi piedi allorché l’uomo, voltando di scatto la testa, esclamò: “Deficiente, ti muovi o no?”
Il ragazzo si fece forza e notando che lo scostante signore aveva ripreso a camminare entrò nell’istituto con l’intenzione di seguirlo.
Il pelato precedette il nostro lungo un corridoio talmente tetro al cui confronto il bosco di prima sembrava un paesaggio celestiale. Le mura erano scure, ovvero macchiate di buio. Avvicinandosi si poteva aver timore di caderci dentro. Di precipitare nell’ano dell’inferno, per usare un’immagine calzante.
In breve i due si ritrovarono a un bivio e mister orecchie aguzze prese senza indugio la via di sinistra, sino a fermarsi davanti a un’elegante porta, sul…

Storie di scuola sulla diversità

“Sì, certo”, fa l’interessato, “ma è proprio così, vengo dal pianeta terra, ho la carnagione chiara, e poi, che altro… ah, sì, ho i capelli, che sono biondi, li porto sempre corti, ultimamente, ma da ragazzino mi piacevano lunghi…”
“E chi se ne frega”, lo apostrofa un tipo dagli ultimi banchi, “io c’ho una medusa in testa che mi racconta pure le barzellette quando mi sento un po’ giù, ma non vengo qui a fare lo sborone...”
“Silenzio là dietro”, lo redarguisce la professoressa. “Tuttavia, caro abitante della terra, il punto rimane. Dovresti impegnarti di più nel farci capire chi tu sia…”

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Storie di scuola e informatica

Titolo: Cosa sono i virus informatici?
Svolgimento...
Ovvero, la nostra scrive la suddetta parola, ma poi
decide di iniziare con il classico copia in colla da internet, così, per esser certa di aver detto almeno qualcosa di giusto.
A onor di ciò, si affida alla preziosa Wikipedia: Un virus informatico è un programma che infetta il pc, creando al contempo copie di se stesso, di solito senza farsi scoprire dall'utente, proprio come i virus biologici. Coloro che fabbricano e diffondono virus sono chiamati hacker, i quali si approfittano della debolezza dei sistemi operativi per danneggiare i computer, rallentandone o condizionandone il funzionamento.

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Storie di scuola e computer

“Prego”, fece stancamente l’insegnante di informatica, “spiega pure ai tuoi compagni il capitolo che avevate per casa.”
Di seguito sbadigli in quantità industriale e assenza d’occhi e orecchie da far crollare sicurezze financo nel più navigato abitante delle scene.
Nondimeno, talora capita che queste ultime siano solcate da creature che non sono lì per ricever applausi e lodi.
Sono lì e basta.
Per la prima volta nella loro seppur breve esistenza, sono lì.
Mattia si schiarì la voce e iniziò...

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Storie di scuola e bullismo

Franchino…
Ho tredici anni, quando la smetterete di chiamarmi così?
Quando la smetterò, di pensarmi così?
Per non parlare del resto.
Anzi, no, parliamone, siamo qui per questo, giusto?
Parliamo del dolore, non delle ferite.
Le botte fanno male, sempre, certe di volte di più, altre meno.
Ma il dolore resta, sopravvive alle tracce del suo passaggio sulla pelle, scivola giù, affonda e non si ferma finché non trova qualcosa di abbastanza grande da contenere tutto.
Il cuore, dicono alcuni, altri la pancia.
Per me è la testa.

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Storie di scuola: imparare

A cagione di ciò, all’interno della scuola di quelle strane, di cui non parli, a meno di venir preso per il cuore, le penne erano tutte intonse, gravide di servile inchiostro, bramoso di obbedire a sua maestà il Dettato.
I pennarelli pativano in silenzio le vane proteste dei colori prigionieri, soprattutto quelli destinati a tinteggiar le solite casette con l’alberello accanto e il sole sorridente a vegliar le banalità imposte.
E le gomme da cancellare, sepolte nell’astuccio, se ne stavano lì a fomentarsi a vicenda paure ottuse e ignoranze seriali.
Perché laddove ozio e oscurità amoreggino, la sfortunata prole è destinata e vivere di paranoie e solitudine.
Eppure, l’apparenza inganna e il più delle volte si rischia di trarre conclusioni affrettate, soprattutto dando per scontato il racconto popolare.
Che oggigiorno si chiamerebbe virale.

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Storie di scuola e amore

Così, a natale mi son fatta coraggio, mi son fatta, punto, e sono andata in missione per conto del cuore.
Un attimo… ho detto fatta, vero? Non pensate a droghe di qualsivoglia peso.
Ho la mia personale idea di sballo e non ho problemi a spacciarla qui, sulla pubblica pagina.
Le mie droghe sono, in ordine sparso, i video musicali dove non si capisce un fico secco, ma la musica ti spezza in due, anzi, in tre e pure quattro, cinque parti necessariamente diseguali. Le maratone, la sera molto tardi o il mattino troppo presto, dello stesso film strappa lacrime, risate e budella, fino a consumare gli occhi. E le interminabili passeggiate con Tubo, il mio bastardino, che è di una simpatia infettiva, malgrado la cara bestiolina non capisca il suo nome, questa arriva dopo.

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